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“Le Défi” — La Sfida. Michel Monbouché ha scelto con cura il nome di questa cuvée, e non è un caso che porti le sue iniziali: è il vino più personale della gamma, quello che racconta meglio la sua testardaggine produttiva e la sua voglia di spingersi oltre i confini del convenzionale. Produrre un rosso senza solfiti aggiunti è una delle imprese più delicate della viticoltura naturale, soprattutto in un contesto atlantico dove l’umidità stagionale mette a dura prova qualunque scelta che riduca la protezione chimica del vino. La risposta di Ladesvignes passa dalla vigna biologica certificata e da un lavoro di cantina meticoloso: raccolta manuale accuratissima per scegliere solo grappoli integri e sani, poi imbottigliamento a caldo per evitare qualunque sviluppo batterico indesiderato. Nessuna scorciatoia, nessun compromesso. Il risultato è un Bergerac Rouge 2022 che, nella sua purezza, racconta il Merlot e il Cabernet Franc su terroir argilo-calcari con una sincerità disarmante: roba rossa foncé nel bicchiere, quasi opaco, con riflessi viola giovani. Al naso è esplosivo nella sua semplicità: frutti rossi freschi e carnosi, ciliegia matura, una nota floreale lieve e un accenno di sottobosco umido. In bocca arriva con una rotondità sorprendente, una struttura tannica setosa che non appesantisce mai, e una profondità che va oltre quello che ci si aspetterebbe da un vino di questa tipologia. La freschezza finale è netta e pulita, caratteristica dei vini senza solfiti aggiunti fatti bene. Conservarlo in cantina fino a quattro anni dalla vendemmia, lontano da fonti di calore e luce, e aprirlo quando se ne ha voglia, senza aspettare troppo. A tavola, il Bergerac Rouge “Michel M – Le Défi” è a casa sua su grigliate di ogni tipo: una costata di manzo con sale grosso e rosmarino, un agnello al forno con aglio e timo, delle salsicce artigianali con peperoni alla griglia. Per chi vuole esplorare abbinamenti meno ovvi, provatelo con un tajine di pollo alle olive e limone confit, o con un wok di maiale speziato alla cinese: il frutto morbido del Merlot regge sorprendentemente le spezie. Su formaggi a pasta molle come un Saint-Nectaire o un Livarot trova un’intesa naturale. Il momento ideale è una cena con amici, magari in giardino o in terrazza, con una griglia accesa e tanta voglia di stare bene. Temperatura di servizio: 16°C. In sottofondo: Johnny B. Goode di Chuck Berry per quando si inizia, Redemption Song di Bob Marley per quando la serata si fa più riflessiva, o Istanbul (Not Constantinople) dei They Might Be Giants per chi ama i vini imprevedibili quanto la musica.

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