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La storia ha la sua ironia: Patrick Carteyron ha costruito per decenni la reputazione di Château Penin sull’appellation Bordeaux, portando vini di grande rapporto qualità-prezzo a una clientela vastissima. Poi nel 2011, quasi in sordina, ha acquistato 2,5 ettari di vigna al piede della collina di Saint-Émilion, nel comune di Saint-Pey-d’Armens, e ha creato Château La Fleur Penin: la sua incursione silenziosa nel territorio dei grandi. La produzione è volutamente ridottissima, intorno alle 14.000 bottiglie all’anno — quasi una confessione privata a chi sa cercare — su un vigneto di sabbia argillosa con viti tra i 35 e i 70 anni. La filosofia resta quella di sempre: recupero delle vecchie piante, mantenimento della biodiversità, lavoro artigianale. Patrick Carteyron voleva riportare al Saint-Émilion il gusto originale di questa appellation, tutta eleganza e finezza, senza eccessi di legno o di estrazione. Il millesimo 2021, notoriamente fresco e più tardivo, ha restituito vini con ottima acidità e grande tensione: meno opulenti dei 2018 o 2019, ma con una precisione e una verticalità che li rende molto longevi. La cuvée 2021 è affinata in barriques da 225 litri e foudres da 400 litri — una scelta che bilancia la tostatura del legno con la freschezza del frutto — e il Guide Hachette des Vins l’ha premiata con una étoile nell’edizione 2025, con finestra di degustazione suggerita tra il 2027 e il 2034. L’uvaggio è 80% Merlot e 20% Cabernet Franc, in proporzione perfettamente saint-émilionese. Nel bicchiere si presenta granato scuro, luminoso. Al naso arrivano subito note calde di cioccolato fondente, mûre, ribes nero, spezie dolci, un tocco di pepe. Con il tempo si schiude anche una nota fiorita di viola. In bocca è pieno e ben strutturato, con tannini presenti ma cremosi, una bella ampiezza in medio palato e un finale lungo che sa di vaniglia e frutti neri. Un vino che chiede tempo: bevetelo se avete pazienza, o almeno decantate per un’ora prima di stapparlo. A tavola, è il momento dei grandi abbinamenti: un filetto di manzo in crosta di erbe con salsa perigourdine, un carré d’agnello al rosmarino, un piccione arrosto con jus al vino rosso. Anche formaggi stagionati di alto livello reggono bene il confronto: un Époisses, un Vieux Mimolette, un Pecorino di Fossa. Serata per un’occasione speciale, con qualcuno a cui tenete o per celebrare qualcosa che merita di essere ricordato. Temperatura di servizio: 17-18°C. Musica all’altezza del vino: Casta Diva di Bellini nella versione di Maria Callas per le serate davvero importanti, o Fix You dei Coldplay per una serata più contemporanea ma altrettanto intensa. Per chi ama il jazz più strutturato, A Love Supreme di John Coltrane è la risposta giusta.

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