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La storia di questa cuvée è un racconto di memoria familiare. Grégory Laplace, della quarta generazione, l’ha trovata per caso in un granaio: una bottiglia del primo Madiran imbottigliato dal nonno Pierre Laplace, fatto senza solfiti per necessità più che per scelta filosofica. Era il vino di sessant’anni fa, nato prima che i protocolli moderni di cantina si standardizzassero, e era ancora bevibile — anzi, era ancora buono. Questo ritrovamento ha spinto i Laplace a replicare quell’esperimento con le tecnologie di oggi: stesso Tannat al 100%, stessa appellation Madiran, ma un processo di vinificazione senza aggiunta di SO2, un omaggio alla semplicità originaria. La sfida tecnica è considerevole: il Tannat, con la sua carica fenolica elevata, ha naturalmente una certa protezione dall’ossidazione, ma eliminare completamente il solforo richiede attenzione in ogni passaggio. La vinificazione utilizza CO2 come gas protettivo al posto dell’anidride solforosa; le uve vengono diraspate e pigiate poi poste in vasche termoregolate con macerazione pré-fermentaire a freddo a 7°C; la fermentazione avviene tra 23 e 25°C con remontage pilotato su degustazioni quotidiane; l’affinamento è in vasca inox. Il risultato è un vino “moderno” e al tempo stesso antico: un Tannat che si mostra fine, complesso, con frutti neri compotati, specie al naso, e una bocca ampia, rotonda e densa, fresca e in equilibrio, con tannini presenti ma fonduti. Una punta di freschezza marca il finale. Da conservare in modo scrupoloso — lontano da calore e luce, in cantina a temperatura costante — e da aprire non troppo tardi dall’acquisto. Bevetelo entro quattro-cinque anni per godere appieno del suo frutto. A tavola, si esprime al meglio su preparazioni rustiche del Béarn: un tourin à l’ail, delle côtes de porc al forno con mostarda di Digione, un civet di cinghiale con castagne, o del pato in conserva. Su formaggi come un Brebis dei Pirenei o un Bleu des Causses è sorprendentemente a suo agio. Temperatura: 16-18°C. Musica: Midnight Rider degli Allman Brothers Band per una serata senza pretese ma intensa, o Low di David Bowie per chi ama le cose che non si spiegano facilmente. Per un’atmosfera più contemporanea, Power di Kanye West ha la stessa struttura massiccia e inaspettatamente levigata di questo vino.

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