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Henri Ramonteu lo definisce un “vin à la Rubens”: opulento, sfarzoso, con quella generosità un po’ eccessiva e travolgente delle grandi tele fiamminghe dove nulla è trattenuto, nulla è nascosto. La Noblesse du Temps di Domaine Cauhapé è uno di quei vini che non si spiegano facilmente — si vivono. Nasce da Petit Manseng raccolta in secondo e terzo tris, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, dopo le prime gelate che concentrano ulteriormente gli zuccheri e gli acidi nelle bacche già appassite dal foehn pirenaico. Non si tratta di botrytis, non si tratta di appassimento in fruttaio: la concentrazione avviene sulla pianta, in maniera progressiva, con i grani che si ritirano su se stessi come passe-carrillon, trattenendo dentro ogni grammo di dolcezza e di tensione acida che il territorio ha da offrire. La vinificazione avviene in barriques nuove, dove il vino fermenta lentamente e poi affina per un periodo che permette a legno, frutto e acidità di fondersi in qualcosa di terzo e irriducibile. Il millesimo 2016 è in piena zona di evoluzione: il vino ha avuto quasi un decennio per costruire la sua complessità, e si sente. La robe ha preso toni dorati intensi, ambrati ai bordi. Al naso è un catalogo di lusso: frutti confits, miele, mandorla, note che si aprono via via su abricot confit, frutta all’acquavite, mela cotta, truffe bianche, note grillate e torrefatte con delicatezza. In bocca la materia è gourmand e suave, con note di pasta di frutta e scorza d’arancia che si succedono in modo quasi cinematografico, sorrette da una struttura vigorosa e da una freschezza acida che impedisce qualunque pesantezza. La Noblesse du Temps 2018 ha ottenuto medaglia d’oro con 95 punti al Decanter 2023: il 2016 è un millesimo precedente ma altrettanto considerato, con una finestra di evoluzione che può arrivare comodamente fino al 2030-2035. A tavola, le sue destinazioni naturali sono il foie gras d’oca poêlé con composta di mele cotogne, le truffes à la croque sel, i formaggi erborinati più intensi come un Stilton stagionato o un Gorgonzola naturale. Ma c’è chi sostiene — con ragione — che la Noblesse du Temps sia il vino più adatto a essere bevuto da soli, in silenzio totale, come si fa con un’opera d’arte: non per accompagnare qualcosa, ma per essere l’unica cosa che conta in quel momento. Temperatura: 8-10°C. Decantare brevemente se disponibile. Musica: Gymnopedie n.1 di Erik Satie per il silenzio necessario, o Asturias di Isaac Albéniz nella versione di Julian Bream — la Spagna dei Pirenei è lì, in ogni nota. Per chi preferisce qualcosa di più moderno, All I Want di Kodaline ha la stessa capacità di fermare il tempo.
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