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Barsac, una ventina di chilometri a sud di Bordeaux, è uno di quei luoghi dove la natura sembra aver deciso di fare un favore straordinario ai vignaioli. È qui che il Ciron — un piccolo affluente dalla temperatura fresca — incontra le acque più calde della Garonna, creando le nebbie mattutine che favoriscono la formazione della Botrytis cinerea, quella che in enologia si chiama con rispetto e un tocco di meraviglia “muffa nobile”. È proprio lei la responsabile della magia che trasforma le uve del Château Dudon in qualcosa di difficile da dimenticare. La famiglia Allien è proprietaria del domaine dal 1988, ma la storia di queste vigne inizia nel 1868, quando i primi coltivatori decisero che in quel vigneto non sarebbero mai entrati diserbanti. Una scelta visionaria che oggi porta il marchio dell’agricoltura biologica certificata dal 2003, un patrimonio di rispetto per la terra che si ritrova intatto in ogni bottiglia. La cuvée Gallien — il vino “entry level” del Château, quello pensato per avvicinare anche il neofita al mondo dei Sauternes — nasce da circa 11 ettari di vigne ultraventennali con 85% Sémillon e 15% Sauvignon Blanc. Le uve vengono vendemmiate a mano in tris successivi, selezionando solo i grappoli al massimo della maturità botrytizzata. La vinificazione avviene in vasca d’acciaio, con un affinamento di 10 mesi sulle fecce fini che conferisce al vino quella straordinaria freschezza che lo distingue nel panorama dei liquorosi bordolesi. Il risultato, nell’annata 2022, è una veste giallo-dorata brillante e luminosa. Al naso il percorso è dolce ma articolato: pesca matura, frutta candita, miele di acacia, un accenno di ananas esotico. In bocca è cremoso e vellutato, ma non stucchevole — la freschezza dell’acido tartarico fa il suo lavoro mantenendo tutto in equilibrio, la dolcezza non opprime e il finale risulta sorprendentemente aereo. Con chi berlo e quando? Un dopocena di quelli che non si vogliono smettere, magari in due, con una candela e nessuna fretta. Ma anche come aperitivo insolito e raffinato, al posto del solito bollicine, per stupire gli ospiti. A tavola si comporta in modo straordinario con il foie gras d’oca in terrina — l’abbinamento grasso su grasso è una delle grandi verità dell’enogastronomia francese — ma anche con un roquefort o un gorgonzola dolce su fetta di pane di noci. Sorprendente anche con dessert non troppo dolci: una crostata di albicocche e mandorle, una tarte Tatin tiepida, o dei biscotti speziati alle noci. Grado alcolico 12,5%; può evolvere tranquillamente per 10-15 anni. In filodiffusione, cercate qualcosa che accompagni la dolcezza senza addormentare: Comptine d’un autre été di Yann Tiersen (sì, quella di Amélie Poulain), o Exogenesis Symphony Pt. 3 dei Muse per chi vuole qualcosa di più grandioso. Per una serata romantica vera, La Noyée di Serge Gainsbourg non sbaglia mai.

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